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SPID, CIE e wallet europeo: a che punto è l’identità digitale italiana

Quaranta milioni di identità attive, un sistema che funziona e un futuro deciso a Bruxelles: il wallet europeo ridisegnerà l'accesso ai servizi pubblici. Cosa cambia per cittadini e amministrazioni, e con quali tempi.

FIRMALuigina MassaLETTURA10 minPAROLE323PUBBLICATO6 GIU 2026

L’identità digitale italiana è uno dei rari casi in cui i numeri raccontano un successo: decine di milioni di identità attive, accessi che crescono ogni anno, servizi pubblici che hanno smesso di chiedere code allo sportello. Eppure il sistema vive una transizione delicata: la convivenza tra SPID e CIE prima, e l’arrivo del portafoglio europeo di identità digitale poi.

§ 01La convivenza che funziona (quasi)

SPID ha vinto sulla diffusione, la CIE sulla solidità del rilascio: l’una è nata distribuita tra gestori privati, l’altra poggia su un documento fisico emesso dallo Stato. Per il cittadino la differenza è spesso invisibile, per le amministrazioni meno: due integrazioni, due flussi di assistenza, e un modello di finanziamento dei gestori SPID rimasto a lungo una domanda aperta.

Il nodo vero però è davanti, non dietro: il regolamento europeo impone a ogni Stato membro un wallet di identità digitale, e all’Italia il compito di farci convergere l’esistente. Il wallet non è «SPID con un’altra interfaccia»: è un cambio di paradigma, dove gli attributi — patente, titoli di studio, esenzioni — viaggiano firmati nel telefono del cittadino e si presentano in modo selettivo.

§ 02Cosa devono fare le amministrazioni

Per gli enti la scadenza non è l’adozione del wallet in sé, ma la predisposizione: servizi capaci di accettare attestazioni elettroniche, registri degli attributi in formati interoperabili, e processi di rilascio che reggano la verifica a distanza. Chi ha già fatto pulizia dei propri flussi con SPID parte avvantaggiato; chi ha trattato l’identità digitale come un adempimento si ritroverà a rifare il lavoro.

La partita italiana si gioca su un equilibrio: non disperdere l’adozione conquistata — che è il patrimonio vero — mentre si migra verso un modello più ricco. I tempi sono stretti, ma per una volta il Paese non parte da zero: parte da quaranta milioni di persone che hanno già imparato a dire «accedo con l’identità digitale».

LM

Luigina Massa

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